Vivere a lungo e in buona salute

La Cura Miracolosa
21 ottobre 2019
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Vivere a lungo e in buona salute

Un sogno che possiamo realizzare seguendo uno stile di vita adeguato

I miei pazienti e i miei lettori sanno bene quanta importanza attribuisco allo stile di vita corretto. Sempre più ricerche confermano che questa mia visione è giusta e che vale la pena seguirla. Il rapporto fra stile di vita e longevità è ben noto ma spesso mi si dice: preferisco vivere in buona salute che vivere a lungo da malato cronico o da disabile. Non fa una piega, ma cosa ne direste se vi dicessi che si può “scegliere” di vivere a lungo e in buona salute? Credo che nessuno si opporrebbe a questa opzione.

In questo articolo mostrerò, con l’aiuto di solidi studi scientifici, che l’opzione “invecchiare stando bene” è disponibile per tutti (o almeno, tutti coloro che seguono uno stile di vita corretto).

 

Longevità e stile di vita

In generale essere giovani significa avere una buona qualità di vita: le principali malattie croniche invalidanti sono rare dai 20 fino ai 40 anni (parlo di diabete, malattie di cuore, tumori) e così i dolori (mal di schiena, i dolori alle ginocchia, alle anche, al collo ecc). Un ventenne “tipo”, in genere, sta bene. Cosa fa per meritarsi questa gioia (spesso non apprezzata)? Di solito poco o nulla. Magari va discontinuamente in palestra o gioca di tanto in tanto a calcetto e poco altro. Di solito il nostro ventenne non mangia bene, oppure fuma, oppure beve alcolici in eccesso, eppure sta bene.

Diversamente vano le cose fra i 40 e i 60 anni: fanno capolino sovrappeso e obesità, a volte insieme al diabete, alcuni diventano ipertesi e diabetici, le diagnosi di cancro o di infarto cominciano ad arrivare e i dolori ossei e articolari danno il tormento.

Dopo i 60 anni e ancor di più andando avanti con l’età, le malattie croniche e le sofferenze ad esse associate sono sempre più frequenti e insopportabili. Insomma, la qualità di vita diventa sempre più bassa e la mortalità precoce (rispetto all’aspettativa di vita ufficiale) aumenta sempre più. Intanto la demenza tipo Alzheimer e vascolare e la disabilità motoria sono sempre più frequenti. I familiari e la società tutta sono chiamate ad aiutare queste persone “sfortunate”.

La sfortuna maggiore delle persone che “invecchiano male” è stata di non aver seguito negli anni e nei decenni precedenti uno stile di vita corretto. Tutti i guai dell’invecchiare che ho elencato, e perfino la mortalità precoce, sono infatti attenuati o aboliti dal seguire uno stile di vita corretto.

 

Lo stile di vita corretto secondo la scienza moderna

Due studi fondamentali ci hanno aiutato a capire il rapporto fra stile di vita e salute; per le donne il Nurses’ Health Study (NHS) in cui oltre 100.000 infermiere americane sono state seguite in 34 anni di follow-up, per gli uomini l’Health Professions Follow-up Study (HPFFS) in cui 51.000 medici e paramedici maschi sono stati seguiti per 28 anni, studiando come il loro stile di vita si è modificato nel tempo e come ciò abbia portato alle malattie croniche e alla morte.

In questi studi fondamentali sono stati definiti quattro comportamenti salutari (escludendo l’alcool) o cinque (includendo l’assunzione di una moderata dose di alcool):

  1. Avere una dieta salutare, secondo i canoni classici;
  2. Praticare attività fisica moderata o vigorosa (esempio cammino a passo sostenuto) per almeno 30 minuti al giorno (cioè 3,5 ore la settimana);
  3. Non fumare;
  4. Mantenere un peso corporeo normale (con BMI, cioè indice di massa corporea, compreso fra 18,5 e 25;
  5. Consumare alcool con moderazione (ad esempio un bicchiere di vino al giorno per le donne e 1,5 bicchieri per gli uomini)

Seguire negli anni questi quattro (o cinque) comportamenti è risultato associato – come previsto sulla base di una notevole mole di studi precedenti – ad una maggiore aspettativa di vita. Una donna di 50 anni passava da una aspettativa di vita di 31 anni e mezzo (cioè morte in media ad 81,5 anni) se non adottava gli stili di vita corretti ad una aspettativa di 41 anni (morte in media a 91 anni) se ne adottava 4 o 5. Per un uomo di 50 anni lo spostamento era da 31 anni (cioè morte in media a 81 anni) a 39 anni e mezzo (cioè morte, in media, a 89,5 anni).

Fin qui tutto scontato. La domanda importante è: come vengono vissuti questi 10 anni in più di vita? In buona salute o afflitti da cancro, diabete, malattie di cuore (e quindi con sofferenza) o addirittura da disabilità motoria e dipendenza nelle attività della vita quotidiana?

I risultati dello studio sono chiari: le persone con stile di vita corretto (in confronto a chi non ha adottato lo stile di vita corretto) non solo vivono più a lungo ma vivono un maggior numero di anni senza le malattie di cui sopra (10 anni e mezzo in più di vita in buona salute le donne, 8 anni e mezzo gli uomini).

Interessante è anche vedere cosa succede una volta che venga diagnosticato un cancro: metà delle donne che avevano uno stile di vita buono vivono ulteriori 23 anni dopo la diagnosi, ma solo 11 anni quelle che NON hanno seguito lo stile di vita buono.

Figura 1.: Progressiva divergenza delle curve di mortalità fra runners e non-runners. L’impressionante effetto dell’attività fisica intensa sulla longevità

Gli studi che ho descritto (NHS e HPFS) non hanno esaminato l’effetto dello stile di vita sulla disabilità. Ciò è stato fatto in altri studi, in particolare da Fries che ha dimostrato come la disabilità si può comprimere fino agli ultimi momenti della vita mediante stile di vita attivo.

Questo straordinario autore ha studiato circa 500 dipendenti maschi dell’università di Stanford in California (gruppo di persone con stile di vita “normale”) che avevano un’età media di circa 58 anni, mettendoli a confronto con un gruppo di 500 persone di pari età, iscritte ad un club di podismo (runners). Questi due gruppi sono stati seguiti per almeno 21 anni valutando l’incidenza della disabilità.

Il primo risultato – troppo ovvio – è stato che mentre molti soggetti “normali” (35%) erano morti dopo 19 anni di follow-up, quasi tutti i runners erano vivi al termine del follow-up (solo il 15% di loro era morto dopo 19 anni). La differenza fra i due gruppi è sostanziale. Straordinario l’effetto dell’essere iscritti ad un club di runners: quasi tutti i runners arrivavano al termine dei 21 anni di follow-up senza disabilità, mentre fra le persone “normali”, cioè fra i dipendenti dell’università di Stanford, non selezionati sulla base dell’attività fisica, l’incidenza della disabilità era sostanziale. Le curve di sopravvivenza e di disabilità continuavano a divergere fra loro dopo i 21 anni di follow-up quando i partecipanti entravano nella nona decade di vita. Incredibile ma vero.

Figura 2. Progressivo spostamento in avanti della disabilità con passare degli anni nei runners rispetto ai non-runners. Impressionante effetto dell’attività fisica intensa sulla prevenzione della disabilità.

Conclusioni

Ai lettori fra i 40 e i 60 anni rivolgo la seguente domanda: volete voi appartenere ad una categoria che vive a lungo, che si ammala 10 anni più tardi delle terribili malattie croniche (cancro, malattie di cuore e diabete), che sopravvive più a lungo (in media 11 anni in più) in caso di diagnosi di cancro e che non diventa disabile in età avanzata?

Se sì – e sono certo che lo vogliate – non vi (ci) resta che adottare uno stile di vita corretto e mantenerlo nel tempo.

Io direi: OK, il prezzo è giusto!

 

Bibliografia

  1. Li Y, Schoufour J, Wang D, Dhana K, ed altri Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study. British Medical Journal 368: pag. 16669, 2020. http://dx.doi.org/10.1136/bmj.16669
  2. Chakravarty E.F., Hubert E.B., Lingala V.B. and Fries J.F. Reduced mortality and disability in aging runners. Arch. Intern. Med. 2008; 168: 1638-46

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